a cura di Rossella Ceccarini

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​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​La Commissione IX del Senato ha dato il via libera al primo pacchetto di misure per il settore della moda nell’ambito del disegno di legge annuale sulle piccole e medie imprese. Gli emendamenti, presentati in collaborazione con il Ministero delle Imprese e del Made in Italy, istituiscono un sistema di certificazione della filiera produttiva per garantire legalità, tracciabilità e correttezza in materia di lavoro e legislazione sociale lungo tutta la catena produttiva. L’obiettivo è quello di tracciare la catena di fornitura e garantire il rispetto delle norme, ma i sindacati temono che possa diventare uno strumento per deresponsabilizzare i committenti in caso di sfruttamento nel lavoro in subappalto.

La volontà espressa dal legislatore è quella di creare un vero e proprio “bollino di qualità”, che le imprese della filiera della moda potranno richiedere su base volontaria, che ha come oggetto e finalità quelli di favorire la crescita economica duratura, inclusiva e sostenibile delle filiere produttive della moda prevenendo la violazione delle disposizioni in materia di tutela del lavoro, nonché di garantire la piena tracciabilità delle filiere.

La certificazione unica potrà essere ottenuta al soddisfacimento dei seguenti requisiti:

· l’impresa capofila e le imprese di filiera hanno adempiuto agli obblighi indicati nel Capo VI del d.d.l.;

· i titolari o amministratori non devono aver riportato, negli ultimi 5 anni, condanne penali, anche non definitive, per violazioni della normativa in materia di lavoro e legislazione sociale, per delitti contro la pubblica amministrazione, contro l’incolumità pubblica, contro l’economia pubblica, l’industria e il commercio e in materia di imposte sui redditi e sul valore aggiunto, nonché per i delitti di cui agli art. 600, 601, 602 e 603-bis c.p.;

· l’impresa capofila o le imprese di filiera non sono state destinatarie, negli ultimi 3 anni, di sanzioni amministrative pecuniarie per violazioni in materia di lavoro e legislazione sociale di importo complessivamente superiore al 4% del fatturato annuale;

· l’impresa capofila e le imprese di filiera sono in regola con il versamento dei contributi previdenziali e dei premi assicurativi.

Le imprese di filiera e la società capofila che hanno ottenuto la certificazione unica di conformità, potranno utilizzare, nella propria attività promozionale, la dizione “Filiera della moda certificata”, nonché, quanto alla capofila, fruire degli effetti escludenti, in tema di responsabilità, di cui agli artt. 6 e 7 d.lgs. n. 231/2001, in conseguenza degli adempimenti relativi all’adozione del modello organizzativo finalizzato all’ottenimento della certificazione unica di conformità.

Pertanto, per ottenere la certificazione, le imprese dovranno adottare un modello organizzativo di prevenzione dei reati concernenti lo sfruttamento del lavoro (d.lgs. n. 231/2001). La certificazione avrà durata annuale e sarà rinnovabile, previa verifica dei soggetti accreditati, anche tramite audit in produzione.

Presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy è istituito un registro nel quale sono annotate le certificazioni rilasciate. L’uso improprio della dicitura “Filiera della moda certificata” sarà sanzionato dall’AGCM (Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato) con multe da 10.000 a 50.000 euro.


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MODA E TRACCIABILITA’: LA COMMISSIONE DEL SENATO APPROVA LA CERTIFICAZIONE DI CONFORMITA’ DELLE FILIERE

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