a cura di Roberto De Luca

Entrati nel ventesimo anno di vita del D.Lgs. 231/2001 in tema di responsabilità amministrativa degli enti e delle società, l’articolo vuole riflettere sulle necessarie evoluzioni finalizzate a rendere l’azione di prevenzione e salvaguardia aziendale più incisiva e determinante. Quanto alla struttura dei Modelli di organizzazione, si suggeriscono alcune migliorie all’impostazione metodologica più diffusa. Rispetto all’attuazione effettiva del Modello, si punta l’attenzione sulla responsabilizzazione forte e diretta del management aziendale attraverso l’utilizzo, tra l’altro, di formazione diffusa e sistemi di rewarding ad hoc. Quanto alla vigilanza, si sottolinea la necessità di una forte legittimazione interna da parte del management a patto però che la funzione garantisca metodologie, continuità d’azione e professionalità nell’espletamento del mandato. Sull’evoluzione di questi capisaldi si gioca la centralità e consistenza della compliance 231 nella gestione dell’impresa. Esigenza quanto mai opportuna alla luce della numerosità dei reati presupposto – oltre 160 reati articolati in 23 gruppi – che oramai espongono, direttamente o indirettamente, tutte le attività dell’impresa al cosiddetto rischio 231. E nuovi reati presupposto sono in arrivo.


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Il D.Lgs. 231/2001 al bivio dei vent’anni: è tempo di riflessioni
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