a cura di Rossella Ceccarini

Il 10 febbraio 2026, a Roma, è stato presentato l’Indice di percezione della corruzione (CPI) 2025, il rapporto annuale elaborato da Transparency International che misura il livello di corruzione percepita nel settore pubblico in 182 Paesi.
Per l’Italia i dati non sono incoraggianti: il punteggio scende a 53/100, in calo rispetto al 54/100 registrato nel 2024. Una flessione che conferma la tendenza negativa già emersa lo scorso anno, dopo oltre un decennio di progressi costanti.
Secondo Transparency International, il peggioramento del punteggio italiano rappresenta la prosecuzione della prima inversione di rotta dal 2012. Dal 2012 al 2023, infatti, l’Italia aveva guadagnato 14 punti, recuperando credibilità e stabilità sul fronte della prevenzione della corruzione.
Il 2024 ha però segnato un punto di svolta: il Paese ha perso dieci posizioni nella classifica globale ed il 2025 non ha mostrato segnali di recupero.
Nella graduatoria internazionale, l’Italia si colloca al 52° posto su 182 Paesi, mentre nell’Unione europea occupa la 19ª posizione, a fronte di un punteggio medio UE pari a 62/100. Tra i Paesi OCSE, invece, l’Italia è 31ª su 38.
Transparency International individua tra i fattori critici l’indebolimento del sistema di prevenzione della corruzione, con particolare riferimento alla recente depenalizzazione dell’abuso d’ufficio, misura che – secondo l’organizzazione – ha ridotto gli strumenti a disposizione per contrastare condotte illecite nella pubblica amministrazione.
Il quadro italiano risulta, così, meno competitivo rispetto a paesi come Cipro, Rwanda e Botswana, che registrano punteggi migliori, mentre supera realtà come Malta, Croazia e Montenegro.
Il report evidenzia, inoltre, un trend mondiale preoccupante: la corruzione percepita aumenta non solo nei paesi con istituzioni fragili, ma anche nelle democrazie considerate più solide.
Stati come Stati Uniti (64), Canada (75), Regno Unito (70), Francia (66) e Svezia (80) mostrano un calo delle performance, segnalando un deterioramento complessivo della fiducia nelle istituzioni pubbliche.
Transparency International sottolinea anche l’aumento delle restrizioni alla libertà di espressione, associazione e riunione: dal 2012, 36 dei 50 paesi che hanno registrato un calo significativo del punteggio CPI hanno visto ridursi anche lo spazio civico.
A livello globale, la classifica conferma ai vertici la Danimarca, con un punteggio di 89/100, mentre in coda si trova ancora il Sud Sudan, tra i paesi con i livelli più elevati di corruzione percepita.
Il CPI 2025 restituisce un’immagine dell’Italia in difficoltà sul fronte della trasparenza e dell’integrità pubblica. Dopo anni di miglioramenti, il sistema anticorruzione sembra aver perso slancio, risentendo di scelte normative e di un contesto istituzionale meno efficace nel prevenire e contrastare i fenomeni illeciti.
Il dato italiano si inserisce in un quadro internazionale complesso, in cui anche le democrazie più avanzate mostrano segnali di arretramento. Per invertire la rotta, sarà necessario rafforzare gli strumenti di prevenzione, garantire maggiore trasparenza e tutelare lo spazio civico, elementi essenziali per la qualità della democrazia e la fiducia dei cittadini.

Il report è consultabile al seguente link: https://www.transparency.it/indice-percezione-corruzione

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