a cura di Rossella Ceccarini
Nel maggio 2023 la Commissione europea ha presentato la proposta di Direttiva sulla lotta alla corruzione (COM/2023/234), con l’obiettivo di armonizzare le legislazioni dei 27 Stati membri e rendere obbligatoria, nel diritto comunitario, l’incriminazione dei reati previsti dalla Convenzione ONU contro la corruzione (UNCAC). La proposta mirava a criminalizzare tutte le forme di corruzione attiva e passiva, includere appropriazione indebita, abuso d’ufficio e traffico di influenze, fissare sanzioni minime comuni, rafforzare gli strumenti investigativi ed introdurre misure preventive come la protezione dei whistleblowers e programmi di formazione. Transparency International ha accolto positivamente questa iniziativa, sottolineando la necessità di colmare le lacune normative e innalzare gli standard globali.
Il percorso legislativo è stato complesso: a febbraio 2024 il Parlamento europeo ha approvato una risoluzione che ha ampliato la proposta, introducendo il riconoscimento dei diritti delle vittime ed il ruolo delle organizzazioni civiche nei procedimenti. A giugno 2024 il Consiglio ha adottato una posizione più debole, con alcuni Stati membri che hanno cercato di ridurre l’impatto delle misure. Da gennaio 2025 sono iniziati i triloghi tra Commissione, Parlamento e Consiglio, ma a giugno non si è raggiunto un accordo sulle disposizioni più sensibili. Solo il 2 dicembre 2025 è stato siglato un compromesso che, pur introducendo progressi significativi, lascia persistere lacune importanti.
La Direttiva stabilisce ora standard minimi comuni per la definizione e la sanzione dei reati di corruzione nei codici penali nazionali. Saranno punibili in tutta l’UE: corruzione pubblica e privata, appropriazione indebita, traffico di influenze, intralcio alla giustizia, arricchimento derivante da corruzione, occultamento e gravi violazioni riguardanti l’esercizio illegale di funzioni pubbliche. Le pene detentive variano da tre a cinque anni, con sanzioni aggiuntive quali interdizione da cariche pubbliche, esclusione da appalti e fondi pubblici ed ammende per le persone giuridiche fino al 5% del fatturato globale od a 40 milioni di euro. Gli Stati membri dovranno, inoltre, adottare strategie nazionali anticorruzione e pubblicare dati annuali in formati accessibili per garantire trasparenza.
Restano, tuttavia, varie criticità: assenza di norme incisive sulla grande corruzione, debolezza delle disposizioni sulla responsabilità delle imprese rispetto agli standard di paesi come Regno Unito e Australia, mancanza di regole vincolanti su lobbying e finanziamento politico, eliminazione dell’obbligo di pubblicare dati disaggregati. In Italia queste lacune sono particolarmente rilevanti: il sistema di finanziamento politico, basato quasi esclusivamente su donazioni private, è fragile e privo di garanzie di trasparenza; inoltre manca una legge organica sul lobbying e strumenti come l’Agenda pubblica degli incontri, indispensabili per un controllo effettivo.
In questo contesto, Advisora ha scelto di non essere spettatrice, ma protagonista: ha seguito ogni fase del processo, dai primi orientamenti della Commissione ai triloghi, e ha preso parte ad eventi chiave, come il convegno che si è tenuto a Napoli il 28 febbraio 2025, con la partecipazione dell’onorevole Antoci, e gli incontri organizzati da Transparency International. L’impegno di Advisora è stato duplice: da un lato monitorare l’evoluzione normativa per fornire alle imprese ed alle istituzioni strumenti concreti di compliance; dall’altro lato contribuire al dibattito pubblico con analisi e proposte che rafforzino la trasparenza e la prevenzione. Per Advisora, la lotta alla corruzione non è solo un tema giuridico, ma una questione di governance, competitività e sostenibilità. La Direttiva europea segna un passo avanti, ma la sua efficacia dipenderà dall’attuazione nazionale e dalla capacità di integrare misure preventive solide: regolamentazione del lobbying, trasparenza nei finanziamenti politici, gestione dei conflitti di interesse. Su questi fronti, Advisora continuerà ad essere un punto di riferimento, promuovendo cultura della legalità e soluzioni operative che trasformino le norme in valore per le organizzazioni. Perché la legalità non è un vincolo, ma un vantaggio competitivo e un investimento sul futuro.
